Sylvain Tesson: un avventuriero delle parole e della vita

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Sylvain Tesson è uno scrittore, viaggiatore, avventuriero e filosofo francese, nato il 26 aprile 1972 a Parigi. Immerso fin dall'infanzia nella scrittura e nella letteratura — suo padre Philippe Tesson era giornalista e critico teatrale, mentre sua madre Marie-Claude Millet ha fondato con il marito il "Quotidien du médecin" nel 1971 — ha sviluppato presto un amore profondo per le parole e per i libri. Questa passione nascente ha preso forma quando ha frequentato l'hypokhâgne e la khâgne al Lycée Claude-Debussy di Saint-Germain-en-Laye.

Dopo una formazione da geografo e un DEA in geopolitica conseguito all'IFG (Institut Français de Géopolitique), nel 1991 parte alla scoperta del mondo, intraprendendo numerose spedizioni che racconta poi in romanzi, diari di viaggio, documentari e libri fotografici. Ha vinto il Prix Goncourt de la nouvelle nel 2009 per "Une vie à coucher dehors", il Prix Médicis essai nel 2011 per "Dans les forêts de Sibérie", il Prix des Hussards nel 2015 per "Bérézina" e il Prix Renaudot nel 2019 per "La Panthère des neiges".

Tra le sue avventure più belle figurano 31 Paesi e 25.000 km percorsi in bicicletta, 5.000 km in 6 mesi attraverso l'Himalaya con l'amico Alexandre Poussin, la traversata a cavallo delle steppe dell'Asia centrale con la sua compagna di allora Priscilla Telmon e l'esperienza da eremita per oltre 6 mesi sulle rive del lago Bajkal, in Siberia. Uomo del movimento, ribelle per natura e avventuriero della parola, racconta le proprie emozioni e la sua visione critica della società e della sua fuga in avanti in opere tanto toccanti quanto pertinenti e cariche di poesia.

ritratto di sylvain tesson

Sylvain Tesson nel 2011, durante le Rencontres du Livre alla Comédie du Livre di Montpellier, 28 maggio 2011, autore: Yve Tennevin, (CC BY-SA 2.0)

1993 — La sua prima grande spedizione: il giro del mondo in bicicletta

A soli 17 anni, Sylvain Tesson intraprende la sua prima spedizione: attraversa il deserto centrale dell'Islanda in bicicletta con 50 chili di bagagli e riserve di cibo per 45 giorni. Spinto dall'amore per la scoperta, vola poi sull'isola del Borneo per cimentarsi con la speleologia, un viaggio che conferma la sua vocazione per l'avventura.

Nel 1993, a 21 anni, Sylvain e il suo amico d'infanzia Alexandre Poussin raccolgono la folle sfida di fare il giro del mondo in bicicletta. I due amici partono con meno di 1.000 € a testa. In esattamente un anno percorrono più di 25.000 chilometri e attraversano ben 31 Paesi.

Tornati a casa carichi di ricordi (e con polpacci piuttosto importanti), Tesson e Poussin scrivono insieme il racconto del loro viaggio. Il libro, intitolato "On a roulé sur la Terre", esce per Robert Laffont nel 1996, tre anni dopo, e vince il Prix IGN della letteratura per ragazzi.

bicicletta sulla spiaggia all'alba

1997 — La traversata dell'Himalaya: 5.000 km a piedi dal Bhutan al Tagikistan

Passano quattro anni e i due amici decidono di rimettersi in cammino, affrontando questa volta un ambiente molto più aspro e inospitale: l'Himalaya. Non più con l'aiuto delle biciclette, ma con gli scarponi da trekking, attraverseranno la mitica catena montuosa.

Dal Bhutan al Tagikistan li aspettano non meno di 5.000 km, una distanza che coprono in 6 mesi, attraversando perfino il Tibet illegalmente. I due avventurieri prendono in fretta gusto per l'immensità degli spazi vergini e per i caratteri unici e forti dei popoli nomadi della regione.

Viaggiando con pochissimo cibo e con un equipaggiamento minimo, sono nutriti e ospitati dagli abitanti delle comunità che incontrano lungo il cammino. Sylvain matura la sensazione di essere uno "sfruttatore, un parassita" e decide di non contare più sull'ospitalità della gente come unico mezzo di sussistenza nelle spedizioni successive.

Come per l'avventura precedente, raccontano il loro fantastico viaggio nei libri "La Marche dans le ciel", pubblicato da Robert Laffont nel 1998 e premiato con il Prix des Explorateurs della Société de Géographie, e "Himalaya, visions de marcheurs de cimes", uscito per Transboréal lo stesso anno.

himalaya

1999 — La traversata delle steppe dell'Asia centrale: a cavallo con la sua compagna

Dopo la bicicletta e il cammino, Sylvain Tesson e la sua compagna di allora, Priscilla Telmon, partono a cavallo alla scoperta delle distese sconfinate delle pianure dell'Asia centrale. Un viaggio di 5 mesi e quasi 3.000 km che li porta da Alma Ata in Kazakistan al mare d'Aral in Uzbekistan.

Durante questa esperienza, Sylvain sviluppa un legame autentico con i suoi cavalli (e con gli animali in generale), apprezzando il viaggio lento ed "ecologico", che gli permette di integrarsi nel paesaggio e nella cultura di una nazione marcatamente equestre. Apprezza la libertà che una simile cavalcatura gli impone, dato che è quasi sempre lei a dettare il ritmo.

La presenza di una donna, Priscilla, gli apre inoltre una nuova prospettiva sull'avventura. Da un lato perché gli permette di sviluppare la complicità di coppia e di metterla alla prova, all'altro capo del mondo e in un contesto del tutto particolare. Dall'altro, la presenza di una donna è spesso percepita meglio dalle comunità locali, più disponibili ad accogliere i viaggiatori rispetto a quando a bussare alla porta sono solo uomini.

Anche stavolta, Sylvain e Priscilla raccontano le loro vicende collaborando a due libri: "La Chevauchée des steppes", pubblicato nel 2001 da Robert Laffont, e "Carnets de Steppes: à cheval à travers l'Asie centrale", uscito nel 2002 per Glénat.

pianure asiatiche

2003 — La lunga marcia dalla Siberia all'India: sulle orme degli evasi dal Gulag

Dopo alcuni anni dedicati a spedizioni archeologiche in Pakistan e Afghanistan, nel maggio 2003 Sylvain Tesson si lancia in una nuova epopea: ripercorre l'itinerario degli evasi dal Gulag, seguendo con precisione le informazioni contenute nel libro "The Long Walk" (1955) di Slawomir Rawicz.

Uno degli obiettivi del viaggio è verificare la veridicità dei fatti raccontati da Slawomir che, il 24 aprile 1941, fuggì da un gulag nel cuore dell'inverno siberiano e diventò una sorta di avventuriero suo malgrado. Avrebbe percorso 6.000 km in 2 anni, senza cibo né conoscenze geografiche, attraversando Siberia, Mongolia, deserto del Gobi, Tibet, Himalaya e il fiume del Bengala. La ricerca della libertà e della sopravvivenza di queste migliaia di aspiranti evasi è un tema che lo affascina in modo particolare. Secondo Sylvain, l'avventura di Slawomir è plausibile, fatta eccezione per alcuni passaggi che definisce vere e proprie anomalie, come "dieci giorni senza bere nel deserto del Gobi".

Questa fuga diventa anche un filo conduttore per Sylvain Tesson, che con questa avventura vuole scoprire i popoli dimenticati e gli orizzonti immensi di una geografia della desolazione. L'epopea lo porta ad attraversare ecosistemi, climi, rilievi e popolazioni estremamente diversi.

Parte nel maggio 2003 da Jakutsk, in Siberia, con l'obiettivo di attraversare l'Eurasia da est a ovest: la tundra e la taiga ghiacciate della Siberia fino alle rive del lago Bajkal, le immense pianure mongole che percorre a cavallo come aveva fatto qualche anno prima, il deserto arido del Gobi, gli alti spazi montani della catena himalayana, per arrivare infine ai climi più miti e tropicali del Sikkim e delle terre che si affacciano sul Bengala.

In Tibet vive l'esperienza sgradevole di essere trattenuto una notte dai suoi ospiti. Riesce comunque a uscirne facendo leva sulla superstizione dei tibetani, lasciando intendere che un demone era all'opera e lo aveva liberato. Viene poi raggiunto da un corteo di monaci in Tibet, con cui condivide una parte del cammino fino ai contrafforti dell'Himalaya, dove valica un passo a oltre 5.000 metri di altitudine per raggiungere le pianure indiane e la sua destinazione finale: Calcutta.

Questo splendido viaggio è oggetto di un album fotografico pubblicato nel 2005, "Sous l'étoile de la liberté, 6000 km à travers l'Eurasie sauvage", con i testi di Sylvain ad accompagnare le immagini di Thomas Goisque, che lo affianca a tratti durante il percorso. Sylvain pubblica anche un libro dedicato al viaggio: "L'Axe du loup", uscito per Robert Laffont nel 2004.

montagne del tibet

2010 — Una vita da eremita sulle rive del lago Bajkal

La seconda metà del primo decennio del nuovo millennio non manca certo di avventure. Meno raccontate o mediatizzate, queste esperienze sono però altrettanto ricche di insegnamenti e di ricordi. Sylvain Tesson rivolge per primo lo sguardo a est, nella primavera del 2006, per un viaggio a piedi attraverso l'Europa orientale per riflettere sui temi legati all'energia. Nel 2007 si rimette in cammino per affiancare il regista Nicolas Millet nella realizzazione del documentario "Irkutsk-Pékin, la route des steppes", che racconta la sua spedizione lungo la rotta transmongola.

Nel 2010 realizza finalmente un progetto a cui ha pensato spesso: vivere 6 mesi in completo isolamento dalla società, in una piccola capanna di 3 metri per 3, un'isba di epoca brežneviana, sulla riva occidentale del lago Bajkal. Da febbraio a luglio, desidera vivere in totale autonomia, come il Walden di Henry Thoreau, a quasi 500 km da Irkutsk, per sperimentare il silenzio, il freddo e la solitudine, cose che "domani varranno più dell'oro". Il primo villaggio dista non meno di 120 km, le sue giornate sono scandite da pesca, camminate, taglio della legna, lettura, qualche bicchiere di vodka e parecchio tabacco… Secondo lui "la capanna è una cella di esaltazione".

Questa avventura è una vera e propria introspezione, che lo spinge a interrogarsi sul rapporto degli uomini con il vivente e con la natura. Compie molte escursioni intorno alla capanna, a volte a piedi, a volte sui pattini da ghiaccio, a volte in kayak, una volta che le acque si aprono a metà maggio.

Solo ma accompagnato da due cuccioli, lasciato a sé stesso, nel silenzio e posto di fronte all'immobilità del mondo naturale, racconta le sue giornate nei taccuini che pubblica l'anno seguente nel saggio "Dans les forêts de Sibérie" per Gallimard, libro per il quale riceve il Prix Médicis essai lo stesso anno. Questo saggio è soprattutto la storia di una ricerca, quella della felicità, così vicina e al tempo stesso così lontana, in una società in cui c'è sempre troppo di una cosa e mai abbastanza di un'altra. Secondo lui, la ricetta della felicità è "una finestra sul Bajkal, un tavolo davanti alla finestra".

trame di ghiaccio sul lago bajkal

2012 — La ritirata di Russia in sidecar: sulle tracce di Napoleone e della Grande Armée

In occasione del bicentenario della ritirata di Russia, Sylvain Tesson intraprende un viaggio di 13 giorni in sidecar lungo 4.000 km, da Mosca all'Hôtel des Invalides di Parigi, per seguire le orme dell'Imperatore e raccontare una delle epopee più tragiche della storia francese. Questo viaggio non è né una commemorazione né una celebrazione, secondo lui, ma piuttosto un modo per salutare a modo suo quei soldati che si lanciarono in una vera corsa verso la morte, accecati dalla fede nella grandezza della loro Nazione e soprattutto del loro Imperatore.

Sylvain non parte da solo. Lo accompagnano l'amico fotografo Thomas Goisque, il geografo Cédric Gras e due amici russi, Vitalij e Vassili. Noleggiano 3 sidecar di epoca sovietica, della marca Ural, che daranno loro filo da torcere per tutto il viaggio.

A 80 km/h, sul tracciato della ritirata suicida di un'armata a brandelli, Sylvain Tesson descrive un paesaggio con i "postumi della sbornia", lentamente avvolto da un inverno di ghiaccio. È proprio quell'inverno letale il vero nemico delle truppe di Napoleone, un nemico invisibile che strappa uno dopo l'altro i soldati del Primo Console. "Il freddo uccideva i più deboli e faceva impazzire gli altri. Le membra si spezzavano come vetro".

Il racconto di questo viaggio, segnato tanto da guai meccanici e narrazioni storiche quanto da bevute memorabili, sarà pubblicato qualche anno dopo, nel 2015, in "Bérézina" per Guérin.

inverno russo

2015 — Sulle strade dell'eterna eredità della Francia e della sua rinascita: la traversata dei sentieri neri

Sin da bambino, Sylvain Tesson coltiva una passione per la stegofilia, ossia l'arrampicarsi sui tetti degli edifici, in particolare quelli delle cattedrali nel caso di Tesson.

Il 20 agosto 2014 precipita da quasi 10 metri tentando di scalare la facciata della casa di un amico con cui condivide la passione per l'alpinismo, le arrampicate e le emozioni forti, Jean-Christophe Rufin, a Chamonix. La caduta avviene durante una serata in cui Sylvain e i suoi compagni di sempre festeggiano la consegna del manoscritto del libro "Bérézina". Viene ricoverato ad Annecy e poi posto in coma artificiale per 8 giorni, con 26 fratture riportate.

Qualche mese più tardi dirà che quell'incidente è stato per certi versi benefico: "Questi tre mesi di riposo, sobrietà, silenzio ed esame di me stesso sono stati benefici. La mia vita era un carnevale selvaggio e un po' suicida, faceva bene rallentare le caldaie interne, scendere dal treno. Mi è rimasta una paralisi del viso che mi fa somigliare a un tenente prussiano del 1870. Ho perso anche l'udito dall'orecchio destro ma, da sostenitore del silenzio, che René Char chiamava "l'astuccio della verità", non me ne lamento. La nostra società è diventata isterica e rumorosa".

Il suo corpo è segnato da quell'incidente e l'idea di vivere una riabilitazione classica lo respinge. Decide allora di salire i 422 gradini di Notre-Dame de Paris quasi ogni giorno per prepararsi alla sua avventura successiva, che si era promesso di realizzare se ne fosse uscito: attraversare la Francia a piedi.

Il viaggio ha così un duplice scopo: percorrere la Francia lungo i "sentieri neri", le vie traverse dimenticate dal progresso e dalla modernità, e riappropriarsi del proprio corpo durante un cammino terapeutico, oltre che dello spirito ferito, strumenti fantastici e unici di cui ha bisogno per questa avventura che ama tanto.

Dal 24 agosto all'8 novembre 2015 attraversa a piedi la Francia rurale dal Mercantour al Cotentin, passando per le Cévennes, il Massiccio Centrale, la Touraine e la Normandia, zone definite "aree iper-rurali" da un rapporto governativo. In altre parole, territori remoti, interstizi in cui Sylvain si infila per sfuggire al rumore e all'iperconnessione della nostra società globalizzata.

Con questo cammino cerca di godere del tempo che passa, della disconnessione dal mondo circostante, cercando silenzio e immobilità. Invita il lettore a evadere ritrovandosi e cercando i propri "sentieri neri". Questa avventura è raccontata nel libro "Sur les chemins noirs", pubblicato nel 2016 da Gallimard.

sentiero d'autunno

Perché l'avventura non si ferma mai davvero e non smette mai di chiamare il viandante

Rinvigorito da questo viaggio, sia esterno sia introspettivo, abbraccia di nuovo l'avventura, partendo tra l'Himalaya orientale e l'Altaj nepalese, in particolare per osservare il leopardo delle nevi con il fotografo Vincent Munier, che inseguiva l'animale da 6 anni. Scopre i poteri dell'immobilità assoluta, impara le virtù della pazienza e cerca di riconnettersi con la propria "parte animale", esperienze che racconta nel libro "La Panthère des neiges", pubblicato nel 2019 da Gallimard, per il quale vince il Prix Renaudot lo stesso anno.

leopardo delle nevi

Leopardo delle nevi, autore: Irbis1983, fonte: opera personale, pubblico dominio

Nel 2020 torna in libreria con "L'Énergie vagabonde", una raccolta che ripercorre la sua vita di avventura e viaggio, le sue "traversate dell'effimero", a piedi, a cavallo o in bicicletta, sia nelle steppe dell'Asia centrale sia sulle rive del lago Bajkal. Questo libro racchiude l'energia vitale del "viandante" che lo ha animato per tutta la vita.

Questa nozione di viandante, che riprende da Goethe nel suo "Piccolo trattato sull'immensità del mondo", torna spesso nelle sue riflessioni e funziona come una linea guida durante le sue spedizioni. Un viandante è un viaggiatore senza legami, senza attese, che attraversa il mondo senza voltarsi, soggetto solo alle necessità del proprio corpo. Secondo lui, "Solo chi non ha legami può vivere come il vero Viandante, capace di rispondere al richiamo del mondo esterno senza concedere uno sguardo a ciò che lascia alle spalle".

E qualcosa ci dice che il viandante Sylvain Tesson non ha ancora finito di percorrere il mondo

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A cura di
Baptiste Pesanti – Co-founder of Eiken

Articolo di

Baptiste – cofondatore di Eiken, esperto di attrezzatura outdoor e appassionato di viaggi vintage

Baptiste è un viaggiatore esperto e cofondatore di Eiken. Unisce la passione per l'outdoor a un amore profondo per il design vintage e l'artigianato di qualità. Con oltre 8 anni di esperienza nel testare zaini e attrezzatura da viaggio, condivide consigli pratici per aiutarti a scegliere il pezzo giusto — sul campo come in città.

Note dal campo dei lettori

1 commento

  • Rob Leluie

    Quelle vie trépidante… ! Merci pour ce bel article qui me donne envie de lire les livres de cet aventurier hors du commun !

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